Ill libro di Carlo Saitto, La comunità tra partecipazione locale e stato sociale, uscito per Il Pensiero Scientifico Editore affronta uno dei nodi più discussi e, al tempo stesso, più ambigui del dibattito contemporaneo sul welfare: il significato e il ruolo della “comunità” nella costruzione delle politiche di cura e di protezione sociale.
Muovendo dalla constatazione di una diffusa insoddisfazione nei confronti delle modalità prevalenti di erogazione della cura, Saitto colloca la propria riflessione in un contesto segnato da forti tensioni. Da un lato, la distanza tra ciò che i livelli essenziali di assistenza dovrebbero garantire e ciò che effettivamente assicurano; dall’altro, la crescente frustrazione di chi opera nei servizi, spesso stretto tra carichi burocratici, risorse insufficienti e una progressiva svalorizzazione del lavoro di cura.
In questo quadro, la pubblica amministrazione oscilla tra iper-regolazione e ricorso a forme di esternalizzazione o aziendalizzazione che non sempre si rivelano risolutive, mentre il settore privato – sempre più esposto a processi di finanziarizzazione – rischia di trasformare il welfare in un ambito di accesso censitario.
Non sorprende, dunque, che negli ultimi anni l’attenzione si sia nuovamente concentrata sulla comunità, la “grande dimenticata” del welfare, anche in relazione a fenomeni come l’invecchiamento della popolazione, la frammentazione sociale e l’aumento delle persone che vivono sole. La centralità attribuita alla “casa della comunità” nella Missione Salute del PNRR ne è un esempio emblematico.
Ma cosa intendiamo, oggi, quando parliamo di comunità? Il libro di Saitto prende le distanze sia da una visione nostalgica delle comunità ottocentesche, fondate su legami identitari e confini netti, sia da letture che affidano alla comunità una funzione sostitutiva dello Stato, con il rischio di compromettere l’universalità dei diritti. La comunità che interessa a Saitto non è un dato naturale, né un esito spontaneo dell’auto-organizzazione locale, è piuttosto un obiettivo da costruire, un progetto istituzionale che si colloca all’interno di un disegno multilivello del welfare.
Come sottolinea Elena Granaglia nella sua presentazione al volume, la proposta di Saitto si distingue per la capacità di tenere insieme attenzione alla dimensione comunitaria e salvaguardia del carattere universale e ugualitario dei diritti. La comunità per il welfare è intesa sia come spazio fisico di relazioni sia come spazio ideale di valori; essa si fonda su una partizione amministrativa del territorio, necessariamente contingente, ma indispensabile per dare stabilità e responsabilità all’azione collettiva. Il livello comunitario e quello istituzionale sono chiamati a uno sviluppo congiunto, all’interno di un unico progetto di welfare, nel rispetto di una chiara divisione delle responsabilità.
In questa prospettiva, la partecipazione non è ridotta a mera consultazione, né a semplice sommatoria di interessi individuali. Al contrario, il progetto locale di welfare è concepito come un progetto condiviso di soddisfazione dei bisogni, in cui le domande individuali vengono trasformate attraverso il confronto, l’assunzione del punto di vista degli altri e l’attenzione alle asimmetrie di potere. Centrale è, in tal senso, il coinvolgimento dei soggetti più svantaggiati e la consapevolezza che la comunità di riferimento non può chiudersi su sé stessa, pena la produzione di nuove disuguaglianze tra territori.
Il volume entra nel dettaglio delle funzioni attribuite alla comunità: advocacy, produzione di conoscenza, definizione delle priorità, formulazione di proposte, monitoraggio e valutazione. Al tempo stesso, Saitto mantiene uno sguardo critico sulle funzioni di produzione diretta dei servizi, segnalando i rischi di conflitto di interessi e di competizione distorta nell’accesso alle risorse pubbliche, soprattutto quando la partecipazione si intreccia con forme di lavoro volontario.
Ne emerge una visione della comunità non come alternativa allo Stato, ma come strumento di uguaglianza, capace di rafforzare – e non indebolire – il carattere universalistico del welfare. La comunità tra partecipazione locale e stato sociale si rivolge a chiunque sia interessato a ripensare le politiche sociali e sanitarie in una prospettiva che ponga al centro le persone, i loro bisogni e le relazioni che rendono possibile una cura equa e condivisa: un welfare, per dirla con le parole di Saitto, “per le persone, delle persone e con le persone”.
Ritratto di Carlo Saitto: la salute pubblica al centro della professione
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