Ci sono artisti difficili da racchiudere in una sola definizione. Orson Welles è uno di questi. Regista, attore, sceneggiatore, produttore, autore teatrale, narratore radiofonico, illusionista e sperimentatore del linguaggio audiovisivo, Welles ha attraversato il Novecento trasformando continuamente il proprio modo di raccontare la realtà.
A Torino, negli spazi della Mole Antonelliana, il Museo Nazionale del Cinema gli dedica la mostra “My Name Is Orson Welles”, aperta fino al 5 ottobre 2026. Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, l’esposizione riunisce più di 400 pezzi, provenienti da collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema. Alcuni materiali vengono presentati al pubblico per la prima volta.
Dalla radio a Quarto Potere
Il percorso racconta Welles non soltanto come il regista di Quarto Potere, ma come un artista capace di muoversi tra linguaggi diversi e di mettere continuamente in discussione le convenzioni dello spettacolo.
La sua carriera cinematografica è segnata da opere diventate parte della storia del cinema: da Quarto Potere a La signora di Shanghai, da L’infernale Quinlan a Falstaff. Con F come falso, Welles arrivò inoltre a giocare apertamente con il rapporto tra realtà, finzione e verità, anticipando forme narrative che sarebbero diventate comuni molti anni dopo.
La mostra mette proprio al centro questa continua trasformazione. Maschere, travestimenti, identità multiple e illusioni diventano elementi ricorrenti del racconto di un artista che fece dell’ambiguità e della sperimentazione una parte fondamentale della propria poetica.
Cinque capitoli nella rampa della Mole
L’esposizione si sviluppa lungo la spettacolare rampa elicoidale dell’Aula del Tempio e segue la vita e la carriera di Welles attraverso cinque aree tematiche:
- 1915-1939 – Wonder Boy
- 1941 – Quarto Potere
- 1942 – L’inizio dei guai
- 1947-1968 – Una star in Europa
- 1969-1985 – Un re senza regno
Il percorso permette così di seguire anche le trasformazioni professionali e personali di Welles, dagli esordi alla radio e al teatro fino alla stagione europea e agli ultimi anni della sua attività.
Il Fondo Welles del Museo del Cinema
Una delle particolarità della mostra torinese è la presenza di numerosi materiali provenienti direttamente dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema.
Tra gli oggetti esposti ci sono il certificato di nascita di Welles, pagine di sceneggiature con annotazioni, fotografie, manifesti originali e altri documenti d’archivio.
Particolarmente interessante è anche la presenza delle tavole disegnate e colorate da Guido Crepax per La Storia immortale, il film tratto dai racconti di Karen Blixen e realizzato da Welles. Le tavole vengono presentate per la prima volta in questa occasione.
Un artista ancora contemporaneo
Il valore della mostra non sta soltanto nella celebrazione di un grande autore del passato. Welles continua infatti a essere sorprendentemente attuale per il modo in cui ha affrontato alcuni temi oggi centrali nella comunicazione: il rapporto tra realtà e rappresentazione, il potere delle immagini, la costruzione delle identità e la manipolazione delle informazioni.
La sua idea di cinema non era limitata alla riproduzione della realtà. L’illusione, il montaggio, la finzione e il gioco con lo spettatore diventavano strumenti per interrogare proprio quella realtà.
È anche per questo che il percorso alla Mole Antonelliana non propone soltanto una biografia, ma cerca di restituire la complessità di un autore difficile da classificare.
Una mostra accessibile e inclusiva
L’allestimento è stato realizzato secondo i criteri del Design for All. Il percorso comprende testi facilitati, pannelli ad alta leggibilità, audiodescrizioni e video in LIS accessibili attraverso QR code, oltre a pannelli e modelli visivo-tattili pensati per un’esperienza multisensoriale. Alcuni di questi materiali entreranno successivamente a far parte del percorso permanente del museo.
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