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La Piattaforma Nazionale di Telemedicina per garantire standard comuni ai servizi di telemedicina

La telemedicina sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel ripensamento dell’assistenza sanitaria, in particolare per i pazienti cronici e fragili. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche stanno infatti esercitando una pressione crescente sul Servizio sanitario nazionale, spingendo istituzioni e operatori a guardare con maggiore interesse alle soluzioni digitali e ai sistemi di telemonitoraggio.

Secondo gli operatori del settore, il quadro normativo italiano ha finalmente raggiunto una fase di maggiore chiarezza. Linee guida nazionali, risorse dedicate e obiettivi misurabili delineano una strategia precisa: entro il 2026, il Servizio sanitario nazionale punta a prendere in carico attraverso servizi digitali circa 500.000 pazienti. «Il sistema ha compiuto passi avanti importanti, ma l’implementazione resta lenta», osserva Mattia Perroni, CEO di Medicilio. «Per ottenere risultati concreti servono regole trasparenti, piattaforme interoperabili e una reale collaborazione tra Regioni, aziende sanitarie, operatori di telemedicina e professionisti della salute».

Uno dei principali vantaggi della telemedicina riguarda la possibilità di alleggerire la pressione sugli ospedali e contenere i costi del sistema. Il modello tradizionale, basato sull’assistenza ospedaliera, fatica a rispondere alla domanda crescente, soprattutto da parte delle persone più fragili e degli over 80, che spesso si rivolgono al Pronto soccorso per urgenze differibili. Il monitoraggio a distanza e la presa in carico domiciliare consentono invece di ridurre accessi impropri, migliorando sicurezza, continuità delle cure e qualità della vita dei pazienti.

Parallelamente, è in fase di costruzione un ecosistema digitale nazionale. Il Servizio sanitario ha avviato la Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT), che si articolerà attraverso le Infrastrutture regionali di telemedicina per garantire standard omogenei su tutto il territorio. Al momento, la piena operatività riguarda soprattutto televisita e teleconsulto, mentre il telemonitoraggio è ancora in fase di sviluppo. Un ruolo chiave sarà svolto anche dalla certificazione GST, gestita da AGENAS, chiamata a validare le piattaforme e ad assicurare il rispetto dei requisiti di qualità e sicurezza.

La sfida, sottolineano gli addetti ai lavori, è soprattutto quella della collaborazione e dell’interoperabilità. «La telemedicina non è solo tecnologia, ma un servizio integrato che comprende infrastrutture, logistica, cloud e centri di supporto», spiega Perroni. «Solo attraverso una cooperazione reale tra strutture sanitarie e operatori digitali sarà possibile portare la qualità dell’assistenza ospedaliera direttamente nelle case dei cittadini».

A sostenere questa transizione contribuiscono anche i finanziamenti pubblici. Il 1° dicembre AGENAS ha pubblicato il bando PNRR “Telemedicina Grandi Anziani”, che mette a disposizione 150 milioni di euro per la presa in carico digitale di oltre 50.000 pazienti. Un intervento che punta ad accelerare la diffusione dei servizi di telemedicina e a rafforzare un modello di sanità più sostenibile e innovativo.

«Il futuro dell’assistenza sanitaria passa dalla piena integrazione della telemedicina nei percorsi di cura», conclude Perroni. «Solo puntando su cooperazione, trasparenza e interoperabilità sarà possibile migliorare la gestione dei pazienti, ridurre il carico sugli ospedali e offrire servizi personalizzati e sicuri». La telemedicina, dunque, non è soltanto una soluzione tecnologica, ma una trasformazione profonda del modello di cura, capace di portare l’eccellenza ospedaliera direttamente a domicilio.